«Meglio Trovaprezzi o Google Shopping?» è la domanda che riceviamo più spesso dalle farmacie che iniziano a investire in acquisizione. La risposta corretta è deludente e utile allo stesso tempo: dipende dalla categoria di prodotto, non dal canale.
Come funzionano, in due righe ciascuno
- Trovaprezzi: comparatore verticale, molto forte sul farmaco e sul parafarmaco in Italia. Costo per clic per categoria, utente con intento d'acquisto già maturo e forte sensibilità al prezzo esposto.
- Google Shopping: inventario integrato nella ricerca Google, reach molto più ampia, asta dinamica, qualità del feed determinante. Intercetta anche fasi di ricerca più a monte.
Il criterio di allocazione: margine assoluto per ordine
Un canale a clic ha senso quando il margine assoluto per ordine copre il costo per clic moltiplicato per il numero di clic necessari a generare una vendita. Con un margine di 3 € per ordine e un costo per clic di 0,25 €, servono meno di 12 clic per vendita: sostenibile. Con lo stesso costo per clic e un margine di 0,80 €, il canale è strutturalmente in perdita su quel prodotto.
Questo spiega perché lo stesso comparatore può essere ottimo per la dermocosmesi e disastroso sui bestseller OTC ipercompetitivi: non cambia il canale, cambia il margine.
Un modello di partenza che funziona
- Segmenta il catalogo in tre fasce di margine assoluto per ordine: alta (oltre 5 €), media (2-5 €), bassa (sotto 2 €).
- Fascia alta: presidio su entrambi i canali, con prezzo allineato e non minimo.
- Fascia media: un canale alla volta, con verifica del margine netto ogni due settimane.
- Fascia bassa: fuori dal feed a pagamento. Serve per assortimento e SEO, non per acquisizione pagata.
- Riconcilia sempre con il margine netto a riga d'ordine, mai con il ROAS medio di campagna.
L'errore che vediamo più spesso
Caricare l'intero catalogo su entrambi i canali «per non perdere occasioni». Su un catalogo farmacia tipico, una minoranza di SKU produce la quasi totalità del profitto pubblicitario, mentre la coda lunga consuma budget a margine nullo o negativo. Escludere è, quasi sempre, l'intervento più redditizio della settimana.
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